Vinum Romanorum

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Vinum: nunc est bibendum!

Il vino è da sempre un elemento di importanza e di tradizione nel mondo occidentale, a partire dal mondo ellenico e da quello romano. Già nell’Antica Roma deteneva un importante valore: secondo Sofocle, la terra dei romani era “prediletta dal dio Bacco” ed era infatti chiamata Enotria, cioè “terra del vino” in greco.

Gli antichi romani erano soliti consumare vino, dopo la sua produzione e mescita, preferibilmente diluito con acqua, a causa della forte gradazione alcolica dovuta alla fermentazione spontanea, che all’epoca non veniva controllata. Nonostante i metodi di conservazione non fossero dei migliori, era più apprezzato il vino ben invecchiato. Per questo motivo e per evitare al vino di trasformarsi in aceto, si adoperavano alcuni espedienti, che oggi potremmo considerare strampalati: ad esempio, acqua di mare, resine, pece e ceneri venivano aggiunti alla bevanda, dando spesso problemi digestivi al consumatore. Spesso al vino veniva mescolato il miele (creando la famosa bevanda chiamata vinum mulsum), per dolcificarlo e renderlo più gustoso all’assaggio, oltre all’aggiunta di spezie di diverso genere (pepe nero, cannella, chiodi di garofano e altre meno conosciute), provenienti dai luoghi più disparati. Il vino più famoso era il Falerno, un vino dal colore ambrato prodotto in Campania con il vitigno Falanghina, in tre versioni, secondo quanto riportato da Plinio: austerum, dulcis et tenuis, cioè importante (secco), dolce e tenue (leggero).

Questa sostanza alcolica, oltre ad accompagnare il pasto, era considerato una bevanda rituale, con valori sociali e culturali. Infatti, in terra romana, il vino era parte del rito che accompagnava due festività sacre: le Vinalia, vale a dire due giornate (ad Aprile e ad Agosto) dedicate a Giove e Venere, in cui veniva bevuto in onore degli dèi per due ricorrenze diverse (mescita del vino nuovo e abbondanza della vendemmia) e le Bacchanalia (sostituite in seguito dalle Liberalia), in cui si chiedeva al dio Bacco un buon auspicio per l’abbondanza agricola e si festeggiava bevendo buonissime quantità di vino.

Il valore sociale del vino è da ricercare anche nel proverbio latino che recita “in vino veritas”, cioè “nel vino giace la verità”. Questo proverbio antico enuncia come questa bevanda possa allentare i freni inibitori e permetta alla verità degli uomini di trasparire in gesti e parole. Era molto importante all’epoca dei romani condividere il momento, bere insieme ad amici, colleghi e anche agli stessi nemici: il vino faceva sì che le vere intenzioni dietro ad ognuno venissero fuori e permetteva di sancire alleanze, oltre a sviluppare la fiducia reciproca. A livello culturale, purtroppo il vino era un diritto di ricchi e poveri, ma non delle donne, a cui era proibito bere proprio per questa sua dimensione psicoattiva.

Per concludere, il vino è sempre stato vitale in terra italica e ha sempre avuto importanza centrale nel modello alimentare del Bel Paese e, anche se molto mutato in gusto e forma rispetto all’epoca antica, è sempre essenziale a livello culturale e sociale.


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