Arte e sapori

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Intervista all’azienda vitivinicola Arsàpori

 

L’incontro di 4 giovani imprenditori pugliesi con la passione per la loro terra di origine e la voglia di divulgarne la cultura e soprattutto i sapori, scaturì la nascita di questa piccola azienda vitivinicola. Un’azienda di Barletta molto giovane, nata solamente nel vicino 2017, che conta tra le 10 e le 12 mila bottiglie annue prodotte, ma con una particolarità che l’ha resa molto nota.

Ce ne parla Alessandro Sberno, uno dei soci, in questa intervista. buona lettura!

 

Com’è stata la scelta del vitigno?

Il vitigno che abbiamo scelto per i nostri vini è l’uva di troia. Potevamo scegliere tra molti altri, più commerciali e conosciuti, invece siamo andati a scegliere un vitigno autoctono, spesso lavorato in assemblaggi, e lavorarlo in purezza. Sempre per andare ad esaltare il territorio e l’unicità del prodotto che vogliamo proporre, abbiamo intrapreso la strada della coltivazione biologica e biodinamica. Lo lavoriamo in tre tipologie: rosso, rosato e bianco.

 

Qual è il significato delle vostre etichette?

Arsàpori è la fusione di due parole, Ars in greco arte e sapori. I nomi dei nostri vini richiamano artisti del passato, abbiamo Godot per il bianco, Rubens per il rosso e Falsetto per il rosato che non è un’artista ma un’opera. Il tema arte è presente in tutti i nostri vini.

 

Come vi è venuta l’idea di produrre un vino bianco con l’uva di troia?

Tutto era partito dall’idea di differenziarci e renderci unici, una sera parlando anche con il nostro enologo abbiamo tirato fuori l’idea di vinificare l’uva di troia in bianco. Abbiamo fatto vari tentativi soprattutto per i filtraggi perché volevamo avere anche Godot con il marchio biologico, e alla fine abbiamo ottenuto un prodotto diverso e valido. Non viene effettuata una macerazione del mosto a contatto con le bucce ma comunque il colore non è il cristallino dei classici bianchi.

 

Qual è la vostra etichetta rappresentativa?

Sicuramente il bianco, Godot. Da quando abbiamo iniziato a produrlo ha preso il posto del rosato, il nostro precedente cavallo di battaglia. Anche se ora i rosati vanno molto di moda, l’etichetta che ci contraddistingue è il nostro bianco. Abbiamo cercato qualcosa che ci rendesse diversi e l’abbiamo trovato. Posso affermare che Arsàpori è Godot.

 

Come mai avete scelto la via del biologico?

Noi volevamo fare dei prodotti con i migliori standard del momento. Il nostro vino deve essere un prodotto che può non piacere per soggettività e preferenze, ma oggettivamente deve essere di alta qualità sia per il tipo di lavorazione, sia per la tipicità. Per questo anche per il bianco, il Godot, ci stiamo muovendo con gli enti locali per ricevere la certificazione dell’IGP perché un vino da uva di troia vinificato in bianco ancora non rientra nel disciplinare, cosa che hanno già il rosso e il rosato che produciamo.

 

Molte persone ritengono che un prodotto lavorato biologicamente è meno qualitativo al naso e al gusto. Tu che ne pensi?

Qui si cade nella sfera del soggettivo. Noi vogliamo che i nostri prodotti siano il più possibile naturali. Questa è la filosofia del pugliese. Sappiamo che il biologico è un metodo che non tutti condividono, ma a noi non interessa piacere a tutti. Ci accontentiamo di offrire per noi il prodotto migliore che viene dal nostro territorio.

 

Il progetto di produrre altri prodotti come l’olio e i taralli ad esempio, è una scelta commerciale basata solo sul fare cassa per investire nella produzione del vino?

Assolutamente no. Anche questo rientra nel progetto di Arsàpori di andare a valorizzare prodotti pugliese che non si conoscono come si dovrebbero conoscere. Come ad esempio il tarallo: quello che le persone comprano al supermercato è un prodotto diverso da quello tipico pugliese. Non che sia sgradevole, anzi, anche quelli sono buoni. Le varietà e la qualità del tarallo che ci sono in Puglia poche persone fuori da quella zona lo conoscono e il nostro obbiettivo è proprio di far conoscere i nostri prodotti al livello globale. Stessa cosa per l’olio, abbiamo scelto la coratina che è un cultivar di olivo tipico pugliese, le olive si raccolgono dall’albero e non da terra e dalla prima spremitura a freddo quello è il nostro olio. Da qui a qualche mese inseriremo altri prodotti sul catalogo come le friselle pugliesi che sono sempre dei prodotti che si trovano ovunque ma, stessa cosa come per i taralli, artigianali sono un’altra cosa.

 

Che cos’è il vino per voi?

Penso un po’ di aver già risposto a questa domanda in precedenza. Tutti i pugliesi di quest’epoca hanno le loro radici che vengono dal rurale, dalla terra. Dire il vino è la loro vita è un’affermazione forte, però presa un po’ alla larga si può confermare che il vino e l’olio hanno influenzato molto le vite di molti pugliesi.


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