Amore per il grignolino!

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L’emozionante racconto di Marco Canato della sua azienda ed il suo amore per il grignolino

Un’azienda familiare con 300 anni di storia sulle spalle. Appartenuta prima nel 1700 alle Suore del Monastero di San Bartolomeo e successivamente, nel 1740, acquistata in parte dal Vescovo Monsignor P.G. Caravadossi della città di Casale Monferrato che ne acquisì la masseria, anche detta Baldea. La famiglia Canato originaria del Veneto si spostò nel Piemonte negli anni ’50. Avendo bisogno di terreni più grand, iniziarono a condurre la terra in mezzadria e successivamente l’acquistarono date le ottime risposte alla produzione di vino. Ora è Marco Canato a condurre questa bellissima realtà di 10 ettari sulle colline di Vignale Monferrato e ce la racconta in questa intervista.

Cosa sono gli “infernot” che si usano lì?

Una volta si scavava sotto terra a mano questa pietra arenaria, che noi chiamiamo tufo, creando dei cunicoli e dato che l’estate lì era molto fresco venivano utilizzati come deposito di alimenti e vino perché a quel tempo non esistevano frigoriferi. Successivamente venivano fatte le nicchie per mettere il vino. Poi una volta c’era la tradizione che quando nasceva un figlio, si faceva una nicchia e si murava la bottiglia di vino e quando aveva 18 anni si prendeva e si stappava. Qui nel Monferrato ce ne sono molti ed ancora oggi non si conoscono tutti. Durante il periodo di guerra venivano usati anche come nascondigli. Il Monferrato è diventato patrimonio dell’UNESCO grazie anche a questo.

Vengono ancora utilizzati per conservare il vino?

Sì. Ci sono ancora delle riserve lì dentro. Essendo piccole però vengono più utilizzate per uso familiare anziché commerciale. Non tutti poi avevano le ghiacciaie che sono delle cisterne dove nel periodo che nevicava ci si buttava dentro tutta la neve, poi da sotto c’era la porta come un grande frigo che veniva chiamato la ghiacciaia. Fino al mese di maggio o giugno c’era ancora la neve.

Voi avete anche la “ghiacciaia”?

No. Noi abbiamo una grande cisterna dove raccoglievamo le acque piovane che venivano utilizzate per dare da bere al bestiame oppure innaffiare l’orto.

Parliamo invece di vino, voi come uvaggi di punta avete grignolino e barbera e poi anche altri giusto?

Sì abbiamo tutti vitigni tipici qui della zona come anche la freisa. Lo chardonnay invece lo aveva già piantato negli anni ’80 mio papà, ma in piccola quantità. Come ha detto lei appunto le uve che produciamo maggiormente sono grignolino, barbera e freisa. Io punto molto sul grignolino, io sono un suo amante, ci tengo molto e stiamo facendo dei lavori di rivalutazione del prodotto. E’ unico.

Mi parli del suo metodo ancestrale con uvaggio grignolino, perché fare questa scommessa?

Io non mi sono inventato niente. Qui a Vignale c’era il Conte Callori e già lui faceva spumante con il grignolino. Ovviamente a quei tempi si faceva metodo ancestrale. Allora io ho voluto rispolverare questo sistema che secondo me ha dato degli ottimi risultati, nel tempo si conserva molto bene e continua a farlo. Sono l’unico a farlo con il metodo ancestrale mentre gli altri lo producono con il metodo classico.

Qual è l’etichetta più rappresentativa dell’azienda?

Come grignolino è il Primo Canato. E’ la bandiera, lo produciamo da molti anni. Anche qui ho rispolverato un vecchio metodo di come si faceva il grignolino una volta ovvero una lunga macerazione, una maturazione per 3 anni in tonneau da 500 lt ed infine un affinamento in bottiglia. Un vino che si beve dopo 5-6 anni ed è un prodotto molto valido.

Primo Canato immagino prende il nome da suo padre…

Sì. Sull’etichetta c’è il suo ritratto e lui è stato molto contento di questa cosa che ho fatto, proprio perché anche lui è un amante del grignolino invecchiato.

Diamo però anche uno spazio alle barbere, ricordo che avevate grandi barbere di grandi annate

Certo. Qui avendo il terreno argilloso-calcareo si predispone molto bene ai vini rossi. I vini escono fuori molto minerali e dotati di buon corpo. Anche a distanza di 10 anni mantengono la freschezza, il colore ed un buon gusto. Non tutti i terreni danno queste peculiarità.

Quali sono state le annate migliori per il grignolino e per la barbera?

Mio papà si ricorda che il ’61 è stata un’annata favolosa. Poi ci sono state annate memorabili come il ’78. Poi negli ultimi anni si sono susseguite annate molto buone tranne la 2002 che fu molto piovosa.

Che cos’è il vino per lei?

Il vino io lo considero un alimento. Fa parte del momento conviviale, ci si mette a tavola e si beve un buon bicchiere di vino con una buona pietanza. E’ una cosa bella che accomuna un po’ l’Italia perché ovunque andiamo mangiamo e beviamo bene. Poi è la storia di ogni regione. Personalmente non conosco tutte le regioni a fondo, come vorrei. Vorrei andarle a visitare nelle sue peculiarità, dove ti propongono il territorio. Il vino è una cosa che tiene tutti vivi e allegri.

 


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