Dagli ortaggi al vino

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Intervista a Manuela Achilli per la sua azienda Manuelina

Una piccola realtà a conduzione familiare situata a Santa Maria della Versa, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, di circa 22 ettari di proprietà con un secolo di storia sulle spalle. Inizialmente la famiglia Achilli conduceva un’azienda agraria a conduzione mista.  Con la presa in comando di Paolo, uno dei due figli di Luigi Achilli, negli anni ’70 circa, ci fu il cambiamento dell’azienda con la esclusiva produzione di vino. Con il passare del tempo si specializzarono sempre più focalizzando le loro energia sui vitigni pinot nero, con produzione di metodo classico e la croatina. Il nome dell’azienda in principio era Achilli che però creava confusione con altri produttori di vino della zona sempre con lo stesso cognome, così decisero di cambiarlo in Manuelina, nome di una delle figlie di Paolo.

Ho avuto il piacere di intervistare proprio Manuela Achilli che ci racconta questa magnifica storia!

Ci parli della vostra scelta dei vitigni.

Principalmente noi lavoriamo il pinot nero data la sua versatilità nella lavorazione: facciamo tre metodi classici differenti con pinot nero in purezza e millesimati, uno vinificato in bianco brut, un altro in rosa sempre brut ed ora anche il pas dosé. Sempre con il pinot nero, un’etichetta vinificato in rosso fermo, due metodi Martinotti e due vini frizzanti, uno bianco ed uno rosso, tappo raso. Poi dalla croatina, che è un vitigno presente in Oltrepò Pavese sin dal medioevo, una bonarda ferma, una frizzante e poi il Sangue di Giuda.

Quindi si può dire che il vostro vitigno autoctono rappresentativo è la croatina?

Si, croatina è il vitigno, il nome, poi bonarda invece quando arriva al bicchiere! Questo per via di una male identificazione del clone croatina, prima degli studi sul DNA delle viti, avendo i grappoli simili a quelli della vite bonarda veniva sempre chiamato appunto bonarda.

Una curiosità sui vostri spumanti metodo Martinotti: ho visto che sull’etichetta c’è scritto in bella vista MARTINOTTI, è una cosa voluta?

Si, perché tutti lo chiamano metodo Charmat, ma in realtà Martinotti è colui che ha inventato questo metodo, così abbiamo deciso di metterlo in etichetta, una cosa patriottica!

Ci parli della filosofia del pinot nero nell’Oltrepò Pavese ed il concetto Cruasé.

Un vitigno d’importazione che però si sposa bene con la zona dell’Oltrepò Pavese perché ha trovato il suo clima ideale, ci troviamo sullo stesso parallelo della Borgogna, loro grandi pinot nero rossi fermi, noi invece spumanti e bianchi grazie al nostro clima e al nostro terreno. Il cruasé era un progetto portato avanti dal consorzio, era un CRU da vini rosati con il metodo classico, doveva essere un cavallo di battaglia invece questo progetto è stato un po’ abbandonato da tanti produttori.

Qual è secondo lei il vino più rappresentativo dell’azienda e in caso anche l’annata che ha fatto più scalpore?

Sicuramente il metodo classico. Noi lo produciamo dal 2010 ed il primo vino uscito in commercio è nel 2013. Come annata direi il 2012 per il rosé ed il 2013 per il bianco.

Se dovesse scegliere una delle due etichette come quella che rappresenta di più l’azienda, quale sceglierebbe?

Il 137, il bianco.

Cos’è il vino per lei?

Il vino è un momento di condivisione, perché di fronte ad un bicchiere di vino si possono condividere molti momenti di piacere, di festa, di gioia. Condivisione, convivialità.


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